Al via la seconda edizione del festival Francesco Durante L'evento organizzato dall'Istituto di Studi Atellani di Frattamaggiore

Si apre domani la seconda edizione del Festival Francesco Durante, uno dei più importanti compositori della Scuola Musicale Napoletana del ‘700.
Il Festival, con la direzione artistica di Lorenzo Fiorito, è organizzato dall’Istituto di Studi Atellani di Frattamaggiore (città natale di Durante) di cui è presidente Francesco Montanaro. Nel 2019, la prima edizione del Festival ha riscosso un grande successo di pubblico.
Francesco Durante è tra i massimi esponenti della scena musicale europea del Settecento. Jean Jacques Rousseau lo definì “il più grande armonista d’Italia, vale a dire del mondo”. È stato tra i protagonisti di una generazione di grandi maestri napoletani che comprendeva Leonardo Leo, Nicola Porpora, Francesco Feo e Leonardo Vinci.
Insegnò in tre dei quattro conservatori di Napoli, e sotto di lui si formarono musicisti che poi ebbero fama europea come Pergolesi, Traetta, Jommelli, Piccinni, Fenaroli, Paisiello.
Quest’anno il Festival si avvale di importanti patrocini: oltre al Comune di Frattamaggiore, l’Università Mercatorum, l’Università Telematica Pegaso, i conservatori di Salerno, Benevento e Avellino, la Rassegna nazionale di Teatro Scuola PulciNellaMente.
Il Festival si aprirà con il workshop Francesco Durante: il Maestro e i suoi allievi, diviso in due sessioni, a cui parteciperanno critici, musicologi, musicisti e docenti di varie università e conservatori. Continuerà con la presentazione del terzo volume della trilogia Il secolo d’Oro della Musica a Napoli, edito da Diana Edizioni.
Ci saranno poi due concerti: nel primo, I duetti di Francesco Durante, canteranno il soprano Anna Corvino e il mezzosoprano Raffaella Ambrosino, accompagnate al piano da Luigi del Prete; quest’ultimo parteciperà anche all’Omaggio dei musicisti frattesi a Francesco Durante, insieme al soprano Marianna Calli Capasso e al clavicembalista Sossio Capasso.
Chiuderà il Festival un evento molto atteso: un forum tra i direttori artistici dei Festival dedicati in Italia ai compositori della Scuola Napoletana, finalizzato alla costituzione di una rete per condividere progetti, proposte, idee.
Gli eventi saranno svolti, per il rispetto delle regole anti-Covid, in diretta streaming sulla pagina Facebook dell’Istituto di Studi Atellani.
Domani, la prima sessione del workshop Francesco Durante: il Maestro e i suoi allievi, sarà incentrata sul tema “La fortuna critica ed esecutiva di Durante”. Parteciperanno tra gli altri: Dario Ascoli, critico musicale del Corriere del Mezzogiorno; Stefano Valanzuolo, critico musicale de Il Mattino e di Radio 3 Rai; Carlo Vitali, critico e musicologo del Centro Studi Farinelli di Bologna; Nicola Cattò, critico musicale, direttore della rivista Musica; Carlo Centemeri, direttore dell’Astrarium Consort; Elsa Evangelista, musicista, già direttore del Conservatorio di Napoli; Giovanni Acciai, direttore del Collegium vocale “Nova Ars Cantandi”.

Scoperta a Pompei, ritrovati due corpi intatti Il direttore Osanna: "Eccezionale"

Eccezionale scoperta a Pompei: ritrovati i corpi intatti di due uomini, un quarantenne e il suo giovane schiavo. “Una scoperta davvero eccezionale – dichiara il direttore Massimo Osanna, all’Ansa – perché per la prima volta dopo più di 150 anni dal primo impiego della tecnica è stato possibile non solo realizzare calchi perfettamente riusciti delle vittime, ma anche indagare e documentare con nuove tecnologie le cose che avevano con sé nell’attimo in cui sono stati investiti e uccisi dai vapori bollenti dell’eruzione”.

Al Mann la bottiglia d’olio di oliva più antica al mondo Lo studio in collaborazione con l'università Federico II

Nell’ambito di una collaborazione tra Dipartimento di Agraria dell’Università Federico II e Museo Archeologico Nazionale di Napoli (MANN) avente come oggetto lo studio sistematico dei reperti organici conservati nei depositi del MANN, nel 2018 un gruppo di ricercatori del Dipartimento di Agraria (DiA) aveva avviato una ricerca sul contenuto di una bottiglia di vetro conservata nei depositi del Museo. I depositi del MANN custodiscono i materiali recuperati nelle fasi più antiche degli scavi avviati da re Carlo di Borbone in area vesuviana quindi il periodo borbonico ed i decenni successivi; la bottiglia in particolare pare provenire da Ercolano, ma, analogamente a molti altri reperti, con il tempo è andata perduta l’informazione relativa all’epoca del suo recupero. Lo spunto che ha dato l’avvio a questo studio si deve ad Alberto Angela che durante un sopralluogo ai depositi del MANN notò il fatto che la bottiglia fosse ancora piena per più di metà del suo contenuto. L’ipotesi di Angela era che si potesse trattare di vino, ma le analisi hanno portato ad un risultato diverso e per molti versi sorprendente ed inatteso. Le ricerche condotte da un team multidisciplinare coordinato dal professore Raffaele Sacchi, del Dipartimento di Agraria, hanno consentito per la prima volta di verificare l’autenticità e caratterizzare l’identità molecolare di un campione di olio di oliva conservato all’interno di una bottiglia di vetro sepolta dall’eruzione del Vesuvio del 79 dC.

L’impiego di tecniche molecolari e la datazione al carbonio-14 di uno fra i più rappresentativi “articoli edibili” conservati al MANN, hanno permesso di risalire contenuto della bottiglia di vetro con aspetto del tutto simile a quelle rappresentate in affreschi ritrovati a Pompei. Si tratta di un’enigmatica sostanza solida dalla consistenza cerosa ritrovata con tutta probabilità a Ercolano nel corso degli scavi archeologici iniziati dal Principe d’Elboeuf nel 1738 e continuati da Carlo di Borbone.

Gli studi effettuati dal team di ricercatori dell’Università di Napoli Federico II, del CNR e dell’Università della Campania Vanvitelli hanno dimostrato che il materiale organico originariamente presente nella bottiglia era olio d’oliva, che, per effetto delle alte temperature a cui la bottiglia è stata esposta al momento dell’eruzione del Vesuvio e dei profondi cambiamenti che si sono verificati nei quasi due millenni di conservazione in condizioni incontrollate, porta le tracce di profonde modificazioni chimiche tipiche dei grassi alimentari alterati. Rispetto a questi ultimi è sopravvissuto davvero molto poco delle tipiche molecole dell’olio d’oliva: i trigliceridi che rappresentano il 98% dell’olio si sono scissi negli acidi grassi costitutivi; gli acidi grassi insaturi si sono completamente ossidati generando degli idrossiacidi che a loro volta, con una lenta cinetica, nel corso di circa 2000 anni, hanno reagito fra di loro formando dei prodotti di condensazione, le estolidi, mai osservati in precedenza nei processi convenzionali di alterazione naturale dell’olio d’oliva. La sostanza grassa (d) nel corso dell’irrancidimento ha, inoltre, prodotto una moltitudine di sostanze volatili che sono quelle rintracciabili in un olio fortemente rancido, derivanti dalla decomposizione dell’acido oleico e linoleico. Il profilo degli acidi grassi saturi e quello dei fitosteroli hanno consentito poi di stabilire con certezza che la materia grassa era di origine vegetale e non conteneva grasso di origine animale, ampiamente utilizzato dalle popolazioni dell’epoca, e che si trattava inequivocabilmente di olio di oliva.

“Si tratta del più antico campione di olio di oliva a noi pervenuto in grosse quantità, la più antica bottiglia d’olio del mondo – commenta Raffaele Sacchi –. L’identificazione della natura della ‘bottiglia d’olio archeologico’ ci regala una prova inconfutabile dell’importanza che l’olio di oliva aveva nell’alimentazione quotidiana delle popolazioni del bacino Mediterraneo ed in particolare degli antichi Romani nella Campania Felix”.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista NPJ Science of Foods del gruppo Nature.

“Gente distratta”, l’album di esordio di Cristina Galiero La cantante aversana: "Dedicato a Napoli e alla Campania"

E’ uscito “Gente distratta”, l’album di esordio dell’aversana Cristina Galiero, cantante, autrice e vocal coach. Il lavoro musicale è uno straordinario omaggio alla terra campana, alla sua gente, alle sue bellezze, alle sue unicità invidiate da tutto il mondo ma di cui spesso proprio i campani non hanno piena consapevolezza di questo ingente patrimonio di valori, arte, cultura e natura.
Non è un caso che l’album sia tutto in lingua napoletana, poiché il lavoro testimonia l’amore che la cantautrice ha per la “napoletanità” di cui il grande Troisi ci ha dato una visione illuminante. Attraverso la voce della Galiero la napoletanità pulsa prepotentemente in un album che vuole raccontare l’anima dei napoletani, l’amore e la capacità di affrontare tutte le difficoltà della vita con un sorriso. «Ho scritto anche brani in lingua italiana – dichiara la cantautrice – ma sentivo dal profondo del mio cuore che dovevo dedicare il mio disco a Napoli ed alla Campania, alla terra che amo!».
Il disco, uscito su etichetta discografica Sud in Sound – Napoli, vanta collaborazioni di prim’ordine a cominciare dalla squadra di musicisti schierata al fianco della voce di Cristina: dal maestro Gennaro Franco (sua anche la direzione artistica e gli arrangiamenti) a Antonio Mambelli (batteria), Aniello Misto (basso), Michele Montefusco (chitarre). Di rilievo anche le voci che sono di Teresa Galiero, Gianpaolo Aspasini, Licia D’Alesio, Mariapia Nunneri e Giuseppe Lanzone. Dieci i brani che impreziosiscono l’album, tra cui anche delle cover: A maggio l’ammore; Era de maggio; Munasterio e Santa Chiara; Gente distratta; a rumba de Scugnizzi; Tammurriata nera; E’ cosa e nient; Je so pazzo; Follie di un tempo; Anima napoletana.
Un progetto artistico che parte da lontano: «Avevo in mente questo progetto da molto tempo, ma non avevo ancora elaborato come doveva essere strutturato; poi la morte prematura del grande Pino Daniele ha acceso una  luce intensa dentro di me che è stata la guida per raccontare quella Napoli che Pino aveva tanto amato e sostenuto con la sua musica».
Un omaggio a Pino Daniele che si avverte sin dal titolo del disco: «Sì è proprio così», conferma la Galiero che aggiunge: «nell’album c’è anche il brano “Gente distratta”, ma non è quello di Pino, è solo omonimo. Inizialmente lo avevo chiamato “Gente”, ma in realtà quello che meglio rappresentava la mia idea era proprio la distrazione intesa nella sua accezione più ampia, cioè come distrazione dalle difficoltà della vita, dalle bellezze della propria terra e dall’amore. Omaggio Pino Daniele anche con la cover “Je sò pazzo”, poiché questa canzone parla di un uomo che rappresenta con efficacia il popolo napoletano e la sua “pazzia” intesa come libertà di fare ed esprimersi e protestare a modo suo, esattamente ciò che io identifico con lo spirito napoletano più autentico. La versione finale è stata completamente riarrangiata ed ha un approccio psicologico molto teatrale perché sto artisticamente lavorando a un progetto in cui tutto l’album diventerà un recital da portare nei teatri e che nella musica e nei testi celebrerà per l’appunto l’anima napoletana».
Una grande scommessa quella di Cristina Galiero che tra l’altro è fondatrice dell’Accademia di Canto “Unisound” di Aversa, nonché ideatrice del metodo” di canto “Body Singing”. Molto conosciuta per le sue performances di grande spessore interpretativo che l’hanno vista protagonista su prestigiosi palcoscenici come quello dell’Italian Festival Days di Cardiff in Galles, del Jazz Festival di Pozzuoli, dello Spring Art, del Toscana Jazz, del Fermo Jazz. Il suo innovativo metodo di canto, il “Body Singing”, l’ha inoltre segnalata da tempo come una delle insegnanti più affermate e qualificate del territorio.

E’ morto Sean Connery, il leggendario 007 L'attore aveva 90 anni

E’ morto, all’età di 90 anni, Sean Connery, il leggendario 007. Celebre soprattutto per aver interpretato, per sette volte tra gli anni 60 e 70, il ruolo di James Bond. Uno degli attori più amati del ventesimo secolo, ha recitato in tante pellicole di successo. Da Marnie a Rapina record a New York, da Caccia ad ottobre rosso a Il nome della rosa.  Con The Untouchables – Gli intoccabili, ha vinto un premio Oscar e un Golden Globe.

Napoli, manifestazione dei lavoratori dello spettacolo In centinaia in piazza del Gesù

di Valerio Chiusano

Questa mattina in piazza del Gesù, a Napoli, dalle ore 10 alle 13, si è tenuta la manifestazione dei lavoratori dello spettacolo, pronti ad esprimere il proprio disagio sulla forte crisi in cui versa la categoria, fortemente danneggiata dai provvedimenti dell’ultimo Dpcm.
I manifestanti hanno chiesto alla Regione Campania  e al governo risorse per superare l’emergenza insieme ad ammortizzatori  e tutele per i lavoratori del settore.
Il governo dovrà tenere  conto non solo del momento di crisi del mondo dello spettacolo dal punto di vista economico, ma anche del valore intrinseco delle cultura veicolata attraverso il  teatro che deve essere protetta, così come fu per la città di Atene durante il governo di Pericle.

Il valore storico delle arti visive

Durante il governo di Pericle (V sec a.c.), Atene conobbe il massimo periodo di fioritura  culturale. Il governo ateniese stanziò un fondo chiamato “theōrikón”, ovvero un capitale statale elargito alle classi più povere per recarsi a teatro e assistere agli spettacoli.
Il teatro ricopriva un duplice compito: educare e spingere alla riflessione sulle emozioni umane.
L’aspetto principale era la capacità di creare una simbiosi  tra attori e spettatori, questi ultimi vivevano un’esperienza emotiva unica in grado di sviluppare il fenomeno della “catarsi”, ovvero la  purificazione dell’anima dalle negatività.

Il periodo storico attuale è complesso e difficile a causa del Covid che sta mettendo in ginocchio l’economia nazionale e un intero popolo, ma bisogna fare il possibile per preservare la cultura, barlume e sostegno per l’anima.

Samhain: il capodanno celtico che ha dato origine ad Halloween La genesi di una festa diffusa in tutto il mondo

di Valerio Chiusano

La festa di Halloween, nel corso degli ultimi anni, si è insinuata con forza all’interno della cultura italiana, diventando fenomeno di costume e business d’affari in grado di coinvolgere migliaia di imprese del Bel Paese. Nel 2019, secondo i dati del Codacons, si è stimato che 10 milioni di italiani festeggiassero Halloween, creando un giro di affari di circa 300 milioni di euro tra maschere, locali, zucche e spese di dolci.

Durante la notte tra il 31 ottobre e il 1° novembre ( giorno di Ognissanti), i bambini vanno in giro per le strade e bussano alle porte delle case, travestiti da mostri o streghe, recitando il ”minaccioso ritornello” dolcetto o scherzetto (trick or treat). Naturalmente, la festa non ha conquistato solo i più piccoli ma anche gli adulti che affollano (o meglio affollavano prima del Covid) i locali, mascherandosi.

Ultimamente, ha generato dibattito una dichiarazione del Presidente della Regione Campania Vincenzo de Luca, cha ha definito Halloween: «un’americanata». In realtà, Halloween non è nata in America, bensi è un’antica celebrazione celtica, originaria della verde Irlanda.

Samhain: il capodanno celtico che ha dato origine ad Halloween

Il Sahmain (in irlandese antico samuin “fine dell’estate”) era una festa celtico-pagana celebrata tra il 31 ottobre e il 1° novembre, meglio conosciuta come Capodanno celtico. Le celebrazioni del Samhain risalgono al VI sec a.c e rappresentano la festa dell’ultimo raccolto dell’estate che seguiva l’ordine dei cicli lunari del calendario celtico, coincidente con l’ultimo giorno di ottobre. I campi venivano preparati per il riposo e il bestiame ritornava nelle stalle. I maiali venivano macellati e la carne era messa sotto sale in previsione del freddo inverno. Al tramonto, gli abitanti dei villaggi si radunavano attorno a un falò e propiziavano, attraverso un banchetto, la buona riuscita dei raccolti e la momentanea abbondanza di cibo.

La notte di Samhain era per le popolazioni celtiche non solo un capodanno e una festa del raccolto ma il momento in cui si facevano più labili i confini di separazione tra il mondo dei vivi e quello dei morti. Così come, durante il Samhain, si rendeva omaggio alla morte della terra in previsione della rinascita in primavera, così si riteneva che quella notte spalancasse le porte del regno dei vivi a coloro che erano morti nel corso dell’ultimo anno. Quindi, questa celebrazione intendeva essere un momento di comunione e raccoglimento tra il mondo fisico e quello metafisico.

Da Samhain ad Halloween: la leggenda di Jack o’ Lantern e la zucca

Quando il cristianesimo si diffuse nei paesi anglosassoni, il Samhain mutò la sua componente celebrativa, diventando la notte della vigilia di Ognissanti (All Hallow’s Eve), momento in cui gli spiriti maligni, streghe e fantasmi hanno libero accesso sulla Terra. Tra le innumerevoli leggende legate ad Halloween la più famosa è quella di Jack o’Lantern.

Jack era un fabbro irlandese, avaro e ubriacone, che durante la notte di Halloween incontrò il Diavolo in un pub. L’uomo riuscì ad imbrogliare il Diavolo, facendogli credere che avrebbe venduto la sua anima in cambio di un ultima bevuta. Il Diavolo, per soddisfare tale richiesta, si trasformò in una moneta da 6 pence per pagare l’oste, ma l’astuto Jack prese la moneta e lestamente la mise in tasca, dove era custodita una croce d’argento in grado di impedire al demonio di riprendere le sue sembianze. Ormai imprigionato, il Diavolo scese a patti col fabbro: l’uomo lo avrebbe liberato, purchè il Diavolo non chiedesse la sua anima per i prossimi 10 anni. Così fu.

I dieci anni trascorsero e Jack s’imbattè di nuovo nel Diavolo, pronto a riscattare l’anima del perfido fabbro. L’uomo chiese, come ultimo desiderio, una gustosa mela posta sulla cima di un vicino albero. Il demonio acconsentì e saltò sul melo, Jack rapidamente intagliò una croce sull’albero, imprigionando di nuovo il Diavolo. Questa volta il fabbro stipulò un nuovo patto: il Diavolo, per tornare libero, dovette promettere di non tentarlo più, solo allora avrebbe cancellato la croce dall’albero. Il Diavolo accettò.  Quando, anni dopo, Jack morì le porte del Paradiso gli furono negate a cause dei suoi vizi. Jack si diresse allora verso l’inferno, ma il Diavolo gli impedì l’accesso per vendicarsi del tiro mancino che gli aveva giocato, donò all’uomo un tizzone ardente per illuminare il suo cammino nell’oscurità. Jack mise il tizzone in una rapa (o cipolla) svuotata per farlo durare più a lungo, e prese a vagare nelle tenebre. Ogni notte di Halloween, quando le porte dell’Oltretomba si aprono, Jack torna a passeggiare in questo mondo con la sua brace ardente.

Agli inizi del ‘900 una carestia costrinse gli irlandesi ad una massiccia immigrazione in America. Il popolo gaelico portò con sé tutto i bagaglio tradizionale e folkloristico del proprio paese. Giunti negli Stati Uniti, scelsero di usare le zucche, più facili da intagliare e adornare rispetto alle cipolle. Da quel momento nacque la tradizionale Zucca di Halloween, definita anche Jack O’ Lantern.

 

Il ministro Franceschini ricorda Gianni Rodari a 100 anni dalla nascita "Un genio assoluto, un intellettuale che ha rivoluzionato la letteratura per l'infanzia"

Il ministro per i Beni e le Attività Culturali, Dario Franceschini, ricorda Gianni Rodari a 100 anni dalla nascita: “Un genio assoluto –  sottolinea Franceschini – un intellettuale a tutto tondo che ha rivoluzionato la letteratura per l’infanzia rendendola vivace e divertente. Nel corso dell’ultimo anno – conclude il ministro – grazie al lavoro del Comitato celebrativo appositamente istituito dal Mibact, dal Cepell e dalle biblioteche dello Stato, la sua figura è stata ricordata con centinaia di iniziative e non è un caso che l’edizione della Settimana della lingua italiana nel mondo 2020, in corso proprio in questi giorni, sia dedicata al rapporto tra la parola e l’immagine di cui Rodari, con le sue opere e i suoi insegnamenti, è stato uno dei grandi precursori”. Anche Google ha deciso di ricordare il grande scrittore con un doodle  che sarà visibile tutta la giornata.

Dopo 50 anni riaperta la chiesa SS. Cosma e Damiano Napoli, la struttura a Largo Banchi Nuovi, sarà gestita dalla Fibart

Dopo circa 50 anni, stamane, alla presenza del sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, è stata riaperta la Chiesa secentesca SS. Cosma e Damiano a Largo Banchi Nuovi.

Il lavoro di restauro è rientrato nei finanziamenti del Grande Progetto Centro Storico per la valorizzazione del sito UNESCO, mentre l’intervento è stato progettato dall’ordine degli ingegneri di Napoli.

La Chiesa sarà affidata alla Fibart, Fondazione Ingegneri per i Beni Culturali, Arte e Tecnologia.

Napoli si candida a diventare capitale italiana del libro Nell'ambito del progetto "Biblocity"

Napoli si candida a diventare capitale italiana del libro nell’ambito del progetto “Biblocity”.  “I luoghi della città – si legge in una nota –  verranno riscoperti alla luce del legame profondissimo con la letteratura moderna e contemporanea napoletana. Non solo. Di mese in mese si alterneranno appuntamenti che coinvolgeranno l’intera città. Dall’appuntamento con gli innamorati di Napoli di Febbraio, dedicato ai percorsi letterari al marzo della letteratura al femminile, o ancora dall’autunno in cui si dedicherà maggiore attenzione alla scrittura per il cinema e per il teatro al Natale dedicato alle letture per l’infanzia”.

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