L’era dei ristoranti a km 0 Qualità e genuinità non passano mai di moda

Di Alessandra Orabona
Chi non si è mai imbattuto in un ristorante a km 0, ne avrà sicuramente sentito parlare in qualche programma televisivo di cucina. Una dicitura moderna per esprimere un concetto già familiare al sentire comune. Si tratta di locali che prediligono solo ingredienti a “filiera corta”, prodotti, coltivati e raccolti nelle immediate vicinanze.
Sinonimo di freschezza, qualità e genuinità, la frontiera del km 0 consente di assaporare piatti più gustosi a basso prezzo. Vengono, infatti, eliminati i costi aggiuntivi di trasporto, lavaggio industriale e intermediazione commerciale, dal momento che è lo stesso produttore ad occuparsi di vendita e produzione.
In più, in questo modo non solo si riduce l’inquinamento ma si valorizza anche il lavoro dei piccoli agricoltori e allevatori locali, sempre più schiacciati dal meccanismo della grande produzione di massa.
Questa filosofia ha anche il pregio di esaltare le tradizioni culinarie, grazie all’uso di ingredienti stagionali per inventare nuovi piatti dai sapori unici. Nel panorama nazionale esistono luoghi in cui questa mentalità non è stata mai abbandonata, come l’isola d’Ischia, oasi del km 0: qui servire ai tavoli materie prime coltivate ed allevate nei propri orti domestici e nelle tenute di famiglia rappresenta la normalità per la maggior parte dei ristoratori, i quali possono contare anche su una vasta fornitura di prodotti ittici freschi durante tutto l’anno grazie al lavoro dei pescatori locali.
La globalizzazione ormai mette a nostra disposizione ogni genere di prodotto, persino esotico, in ogni momento. Eppure, il bisogno di ritornare alle origini e all’agricoltura tradizionale, responsabile e sostenibile si fa sempre più forte. La ragione probabilmente sta nel fatto che assaggiare i piatti di un’altra cultura è entusiasmante ma a lungo andare può stancare, anche perché non sempre gli ingredienti importati mantengono la loro freschezza iniziale. Da qui il desiderio spontaneo di riaffermare le nostre tradizioni con materie prime locali per far tornare in auge quello che un tempo era la normalità.
In fondo è proprio vero: siamo quello che mangiamo!

De Laurentiis: “Fatti tremila tamponi, ho chiesto convenzione come la serie C” Il professor Ricordi: "Esiste un test meno invasivo, utilizzato già in America"

“Alimentarsi bene, per amarsi, vivere meglio e soprattutto più a lungo”. E’ questo il tema di un interessante forum che si è svolto questo pomeriggio presso il palasport di Castel di Sangro, sede del ritiro del Napoli, a cui hanno partecipato il presidente Aurelio De Laurentiis, Rino Gattuso, Kostas Manolas ed il medico sociale azzurro, dottor Raffaele Canonico. Da Miami è intervenuto il professor Camillo Ricordi, direttore per la ricerca sul diabete e del centro trapianti cellulari dell’Università di Miami, uno dei massimi esperti mondiali in materia di nutrizione. Tra gli ospiti anche Maurizio Cortese, consulente gastronomico, Alfonso Iaccarino, chef e ambasciatore della dieta mediterranea nel mondo e l’assessore allo sport e al bilancio della Regione Abruzzo, Guido Quintino Liris. Il dibattito è stato moderato dal capo della comunicazione del calcio Napoli, Nicola Lombardo. Ad aprire il convegno l’assessore Liris: “Questa è una grande famiglia. Il mondo partenopeo sta facendo espandere il nostro territorio in tutto il mondo. La vera prevenzione primaria è quella di fare sport”. “Per vivere a lungo – ha esordito, invece, De Laurentiis – serve mangiare bene, non curarsi con le medicine. Questo è un reddito di cittadinanza per vivere al meglio: comprare cosa costa meno crea infiammazioni che procurano impotenza sessuale, cancro e altre malattie. Questo non consente di vivere la vita come un sogno. Le famiglie di oggi procreano ma non istruiscono. Questo convegno vuole essere un nuovo ciclo di speranza e benessere”. Poi è intervenuto il professor Ricordi: “Il mio metodo? Ci siamo trovati in prima linea per il Covid, ma da tempo lavoravamo sulle terapie cellulari con le staminali prese dal cordone ombelicale che danno dosi terapeutiche per migliaia di persone. Già curiamo altre malattie come l’Alzheimer. Abbiamo subito chiamato in Cina, all’inizio della malattia, e i risultati sono stati ottimali. Abbiamo cominciato in una settimana in America, a fine aprile, e stiamo ottenendo davvero grandi risultati includendo centri in tutto il Nord America, l’Europa e speriamo anche l’Italia”. Poi l’attenzione si è spostata sui tamponi: “Ai nostri calciatori – ha affermato Adl – si fanno continuamente tamponi, a Gattuso non trovano neanche più la vita. A Barcellona è stato fatto un tampone faringeo molto invasivo. Abbiamo fatto circa tremila tamponi, domani ne faremo anche degli altri. Qui abbiamo 35 calciatori del Napoli, poi il settore giovanile con altri 300 ragazzi e ho autorizzato a procedere anche nei loro confronti. Il presidente della Lega di Serie C ha fatto una convenzione con un gruppo per fare a tutte le squadre di serie C i tamponi. Ieri ho chiamato il responsabile sanitario della Lega di Serie A per fare una convenzione con qualcuno in modo di aver controlli serrati”. “Test meno invasivi? – ha proseguito il professor Ricordi – In America c’è un test non invasivo che si basa sulla saliva e consente di ottenere risultati in cinque minuti. Si potrebbe fare anche negli spogliatoi prima delle gare. In America calcio, baseball e basket lo stanno utilizzando”. Sull’importanza dell’alimentazione, poi, è intervenuto Maurizio Cortese: “Una cosa che mi ha colpito è che la longevità non aumenta e i bambini nati in questi anni potrebbero vivere meno dei genitori”. “L’inquinamento – ha risposto Ricordi – incide molto. Nella nostra fondazione abbiamo studiato la doppia piramide, con l’inversione di quella ambientale e quella alimentare. La longevità non è aumentata, il problema è legato alle vie respiratorie. Noi possiamo modificare e prevenire le malattie modificando lo stile di vita. Test per l’alimentazione? Ci sono molti test per capire ma uno molto semplice è legato alla dieta e misura il rapporto tra Omega 6 e Omega 3”. Poi Alfonso Iaccarino ha sottolineato l’importanza dei prodotti biologici: “La carne che era il cibo dei ricchi è diventato il cibo dei poveri. La stagionalità va seguita, non è la stessa cosa mangiare un prodotto di stagione o uno che arriva da un’altra parte del mondo. Ambiente, territorio e alimentazione consentono di vivere al meglio e senza problemi. Poi c’è il problema dei grassi, servono prodotti importanti e di qualità”. Il dottor Canonico si è soffermato sullo stile di vita: “L’attività moderata, abbinata ad una giusta alimentazione consente la prevenzione. Noi con i super atleti abbiamo problemi diversi in quanto l’attività fisica è maggiore e quindi le difese immunitarie sono basse. La vittima C, D, è molto utilizzata. Anche l’omega 3 e 6 ci dà grande supporto”.

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