Energie rinnovabili: la nuova frontiera dell’economia Le fonti alternative battono quelle tradizionali nel 2020

Di Alessandra Orabona

Il 2020 sarà un anno indimenticabile, non solo per la pandemia ma anche per il settore energetico: nel primo semestre le fonti di energia rinnovabile hanno scavalcato per la prima volta quelle da combustibili fossili in Europa, coprendo il 40% della produzione di energia locale con un impatto positivo sull’ambiente, diminuendo le emissioni di CO2 del 23%. Un primato storico, raggiunto grazie ai 200mila megawatt di nuovi impianti installati, destinati ad aumentare ulteriormente nel 2021 secondo il nuovo rapporto dell’Agenzia internazionale dell’energia. Al primo posto il settore eolico e quello solare, che da soli hanno prodotto il 21% dell’elettricità totale europea, raggiungendo così quote di mercato senza precedenti, al contrario di quelle dei combustibili fossili in netto calo.

Siamo vicini a quella che alcuni definiscono la nuova rivoluzione industriale, che potrebbe portare alla definitiva sostituzione delle fonti energetiche tradizionali con quelle ecosostenibili. Accanto alle classiche sorgenti energetiche rinnovabili (eolica, solare, idroelettrica ecc.) prendono piede nuovi modi alternativi e originali di produrre energia pulita, come lo sfruttamento del moto ondoso del mare. Non mancano poi esperimenti condotti in Italia e finalizzati a valorizzare gli scarti attraverso il loro riciclo: basti pensare alle prime batterie alimentate unicamente da resti organici di banane o rabarbaro oppure ai dispositivi capaci di trasformare i rifiuti raccolti dal mare in energia sostenibile. Anche il mercato automobilistico si sta convertendo al “green”, promuovendo sempre più veicoli elettrici o ibridi.

Tutto questo non sarebbe possibile senza l’apporto economico dei grandi colossi, alcuni dei quali stanno puntando tutto sull’energia ecosostenibile, pur avendola deliberatamente trascurata per anni. I vantaggi per il pianeta sono innegabili, eppure sorge spontaneo chiedersi se questo cambiamento di rotta non sia dovuto ad una strategia puramente economica piuttosto che ad un improvviso spirito ambientalista. Probabilmente, i dati hanno giocato un ruolo determinante: non solo, infatti, la produzione di energia alternativa, oltre ad essere illimitata, risulta più economica di quella tradizionale ma, inoltre, gli esperti hanno stimato che i giacimenti petroliferi ed i combustibili fossili si esauriranno da qui a 40 anni circa. In mancanza di alternative, dunque, le fonti rinnovabili sono il futuro (dell’economia). E chissà se anche Greta Thunberg non abbia influito, facendo breccia nella sensibilità collettiva!

 

Ambiente: Seabin, lo spazzino del mare Il cestino che raccoglie oltre 500 kg di microplastiche all’anno

Di Alessandra Orabona

Buone notizie per gli amanti del mare: direttamente dall’Australia è arrivato Seabin, il cestino galleggiante che spazza il mare. Un’invenzione che potrebbe risolvere in gran parte il problema dell’inquinamento da plastica che sta affliggendo gli oceani di tutto il mondo.

I numeri sono sconcertanti: secondo l’agenzia scientifica nazionale australiana, sul fondale marino globale sono depositati 14 milioni di tonnellate di microplastiche, più del doppio della quantità presente sulla superficie dell’oceano. Le microplastiche non sono altro che il risultato del processo di deterioramento e decomposizione di pezzi di plastica finiti in mare da anni e anni. Per questo, è altrettanto importante prevenire la loro formazione attraverso la rimozione dei rifiuti presenti a galla. E questo Seabin lo fa molto bene!

Una trovata tanto semplice quanto efficace. Si tratta di un bidone galleggiante low cost, autosufficiente ed ecosostenibile, capace di risucchiare e raccogliere al proprio interno microplastiche, residui di carburante, oli e detergenti scaricati dalle fogne purificandoli, senza il rischio di imprigionare pesci. Una volta riempito fino alla sua capienza massima va svuotato a mano, proprio come le normali pattumiere di casa.

Utile soprattutto in aree dove si accumulano velocemente molti detriti, come i porti, è in grado di catturare più di 500 kg di rifiuti all’anno per ogni elemento posizionato. Un contributo non indifferente, considerato che si stima che il peso complessivo di plastica nei mari supererà quello dei pesci entro il 2050.

Il progetto, sperimentato nei porti europei ed americani, è stato lanciato sul mercato verso la fine del 2017, ricevendo subito richieste per più di 6 mila unità da 77 paesi differenti. Attualmente, in Italia sono stati installati diversi dispositivi in vari porti, tra cui Trieste, Genova, Capraia, Fiumicino, Gaeta, Riccione, Ravenna, Tropea, Sorrento, Capri, Ischia (Lacco Ameno). Oltretutto, l’apparecchio è in fase di potenziamento tramite l’inserimento di un nuovo filtro capace di raccogliere dall’acqua anche le microfibre. Ad oggi, complessivamente sono stati recuperati circa 2.400 kg di rifiuti galleggianti, equivalenti al peso di 480.000 sacchetti di plastica.

Ma non è tutto. La parte migliore è che la plastica raccolta verrà a sua volta riciclata per costruire nuovi Seabin e continuare così l’ambizioso programma di salvaguardia degli ambienti marini, in un’ottica di perfetta economia circolare. Prossimo obiettivo: raggiungere quota 12.500 kg di rifiuti nel 2021, pari al peso di 2 milioni e mezzo di sacchetti di plastica!

L’IMPORTANZA ECONOMICA DELLE API COME SALVARLE: ATTENZIONE AI FALSI MITI

Di Alessandra Orabona
È risaputo che purtroppo a causa del cambiamento climatico e dell’abuso di pesticidi, le api si stanno dimezzando di anno in anno, con conseguenze disastrose per l’ambiente, per l’economia e per la nostra alimentazione quotidiana.
È davvero possibile che un animale tanto piccolo possa giocare un peso così determinante nella biodiversità del nostro pianeta? I più scettici probabilmente crederanno che si tratti di una mera propaganda degli ambientalisti fin troppo allarmista: in fondo potremo fare a meno di un po’ di miele, che sarà mai!
In realtà, le api sono anche responsabili del 75% di ciò che arriva sulle nostre tavole tra frutta, verdura, semi e noci: basti pensare che mele, pere, kiwi, castagne, ciliegie, albicocche, susine, meloni, pomodori, zucchine, soia, aglio, carote, cavoli e cipolle sono solo alcuni dei prodotti che dipendono totalmente o parzialmente dalla loro opera di impollinazione, senza considerare le colture foraggere che alimentano gli animali da allevamento.
D’accordo, ma ormai al giorno d’oggi non siamo in grado di produrci in serra qualsiasi tipo di pianta? Vero quanto poco soddisfacente dal punto di vista economico e qualitativo. Uno studio condotto nel Regno Unito (“Avoiding the bad apple”) , analizzando la variazione di qualità e prezzo finale delle mele a seconda che l’impollinazione sia fatta a mano dall’uomo, dagli insetti o sia del tutto assente, ha appurato che la produzione totale di mercato è sostanzialmente più alta e qualitativamente migliore a seguito del lavoro spontaneo degli insetti rispetto agli altri casi, con conseguente maggiore profitto per il produttore e minor prezzo finale per i consumatori.
Per questo è necessario salvaguardare questi piccoli insetti, ormai quasi esclusivamente dipendenti dagli apicoltori, essendo le api selvatiche in via d’estinzione. In alcune città, come Parigi, si sta diffondendo l’apicoltura urbana con l’inserimento delle arnie sui tetti dei palazzi, mentre in Italia alcune regioni si stanno attivando per concedere contributi a favore degli apicoltori professionali e per richiedere lo stato di calamità naturale del settore.
Eppure con poco possiamo tutti contribuire ad arrestare questo fenomeno, diffidando tuttavia da consigli a caso trovati in rete. Ad esempio, alimentare le api con una soluzione di acqua e zucchero non è affatto una buona idea, in quanto non contiene le vitamine, le proteine ed i lipidi necessari al loro sostentamento e può anzi alterarne il comportamento e le abitudini alimentari.
Al contrario adottare un alveare online può fare davvero la differenza, così come allestire i nostri balconi con diverse varietà di piante dai fiori profumati e colorati (preferibilmente blu, viola o gialli), creando così una forte attrattiva per il palato delle piccole operaie e allo stesso tempo per i nostri occhi.

 

 

Il vescovo di Acerra: “Qui polo rifiuti, un piano diabolico” Il monito di monsignor Di Donna

Emergenza rifiuti, duro monito quello lanciato dal vescovo di Acerra, monsignor Antonio Di Donna, durante l’omelia dell’Assunta in Cattedrale: “Sul fronte dell’ambiente dobbiamo purtroppo registrare ancora una volta il perdurare di un disegno “diabolico” che vuole fare del nostro territorio – tra Napoli e Caserta, in particolare Acerra – il “Polo dei rifiuti della Campania”. Il disegno è ormai chiaro: ancora una volta in queste settimane ci troviamo a fare i conti con l’autorizzazione di un nuovo impianto di produzione di biomasse nell’area Asi di Acerra. Esso dovrebbe sorgere in un’area già piena di impianti per lo smaltimento dei rifiuti. E, come se non bastasse, c’è un altro gemello, un impianto di compostaggio, che dovrebbe sorgere in Contrada “Omo Morto”, Comune di Caivano, ma a due passi da Acerra. E tutto questo senza informare la popolazione, senza consultare i cittadini interessati. Realizzare questi impianti significherebbe affossare per sempre il nostro territorio”.