Friggitrice ad aria: pro e contro

Di Alessandra Orabona

A Napoli, come in altre località, la frittura è un vero e proprio culto: se una pietanza può essere cotta sia al forno che in friggitrice, la seconda vince a mani basse!

La frittura consente di mantenere intatta la fragranza del prodotto trattato conferendogli una nota di croccantezza che stuzzica il palato degli assaggiatori. Tuttavia, bisognerebbe limitarla il più possibile perché l’uso di temperature dell’olio troppo elevate può causare una serie di problemi per la salute, come ad esempio la formazione di sostanze cancerogene, al di là dell’elevato quantitativo di grassi. 

E se, invece, esistesse un metodo di cottura che consenta di friggere senza olio? Ebbene, il sogno di molti sembra diventato realtà grazie alle friggitrici ad aria.

Si tratta di elettrodomestici innovativi che cuociono i cibi in maniera uniforme sfruttando l’aria calda che circola al loro interno senza bisogno né di olio né di altri liquidi per l’immersione. Basta semplicemente impostare la temperatura desiderata (solitamente intorno ai 200 °C) e azionare il timer prima di inserire le pietanze.

I vantaggi sono svariati: prima di tutto per la salute, in quanto consente di ottenere una frittura meno grassa, riducendo le sostanze nocive in essa presenti; inoltre, richiede poca manutenzione, essendo facile da pulire; da non sottovalutare, poi, l’assenza di cattivi odori e il lato green, legato al venir meno del pensiero di dover smaltire l’olio esausto.

Tuttavia, questi apparecchi tendono a consumare parecchia energia elettrica.

Ma ora la domanda chiave: questo tipo di cottura è altrettanto buona quanto la frittura tradizionale?

A livello di gusto, i risultati non sono paragonabili, anche perché i cibi cotti con la friggitrice ad aria si raffreddano prima e risulta difficile l’uso di pastelle più o meno liquide. Resta comunque una valida alternativa più sana, perfetta per particolari esigenze alimentari, come l’intolleranza all’olio.

Smog, Legambiente boccia la Campania

Nei dati raccolti da Legambiente nel report Mal’aria sulla qualità dell’aria delle 97 città italiane, sulla base degli ultimi 5 anni (2014 – 2018), i comuni capoluoghi della Campania sono tutti sotto la sufficienza. Su una scala di voti da 1 a 10, il miglior piazzamento è  ottenuto da Avellino con voto 4, seguono tutte le altre province con 3. Lo studio è stato realizzato confrontando le concentrazioni medie annue delle polveri sottili (Pm10, Pm2,5) e del biossido di azoto (NO2) con i rispettivi limiti medi annui suggeriti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.