Lingua italiana: i 10 errori più comuni Soprattutto nell’utilizzo dei social

di Valerio Chiusano

Conoscere bene la lingua italiana è missione ardua ma doverosa per ogni cittadino del“Bel Paese”. La nostra lingua madre è un patrimonio inestimabile di suoni e parole che meritano rispetto al pari di un’opera d’arte di Leonardo da Vinci o Caravaggio.

Naturalmente, non si può pretendere da tutti uno standard alto di conoscenza della grammatica italiana, però saper parlare e scrivere senza commettere errori gravi, può essere un biglietto da visita eccellente nei rapporti con gli altri e per la costruzione di un futuro lavorativo o per redigere un curriculum vitae accurato.

Quante volte è capitato di leggere alcuni post sui social o messaggi su WhatsApp sgrammaticati e pieni di errori, tanto da farci venire i brividi di freddo anche in pieno agosto?

Ebbene, sarebbe possibile trattare l’argomento a lungo, con interminabili liste di errori diffusi sia nella parlato che nello scritto, ma questo articolo non si fregia di essere un corso avanzato per corrispondenza, quindi bando ai convenevoli e catapultiamoci subito alla scoperta dei 10 errori più frequenti nella lingua italiana.

 

 1) Uso dell’apostrofo

Gli articoli determinativi ( lo, la ) vogliono l’apostrofo  davanti a parole che iniziano per vocale, mentre nel caso degli articoli indeterminativi (un,una) si usufruirà dell’apostrofo solo se la parola che comincia per vocale è di genere femminile.

Esempio:Un albero; un uomo ; un affare non devono essere apostrofate.

Esigono l’apostrofo: un’amica; un’ancora; un’avventura

 

2) Affianco o a fianco

 

Errore tra i più comuni, riguarda l’utilizzo di a fianco o affianco per dire “a lato di”.
Bisogna sottolineare che affianco è la prima persona singolare del presente indicativo del verbo affiancare. Esempio: Oggi affianco mio padre a lavoro.
Se si vuole intendere  “a lato di” la forma corretta è a fianco. Esempio: La casa di Marco è a fianco al cinema.

 

3) Qual è o Qual’è ?

Forse è l’errore più diffuso anche tra persone con un’ottima cultura. Sciogliamo subito il dubbio: qual’è è sbagliato!
Il motivo è presto detto. Qual è è un troncamento, ovvero è la soppressione di una vocale, di una consonante o di una sillaba alla fine di una parola  e non un’elisione ( soppressione della vocale alla fine di una parola davanti alla vocale iniziale della parola successiva).

Quindi, in soldoni, la forma corretta è sempre Qual è.

 

4) Un po, un po’ o un pò?

La forma corretta è un po’, perché si tratta di un troncamento della parola poco, di conseguenza l’apostrofo va messo per evidenziare che, in quel punto, c’è stata la caduta di una sillaba.

Esempio: Posso avere un po’di torta?

Quindi è assolutamente sbagliato scriverlo con l’accento o senza apostrofo.

5) Ne o né?

Il “ne” senza accento grafico ha due valori grammaticali: avverbio di luogo o pronome personale.

Si usa l’avverbio di luogo per esprimere allontanamento da una situazione o un posto. Esempio: Si è chiuso in casa e non ne (= da lì) vuole uscire.

Se, invece, è adoperato al posto delle forme di ciò, da ciò, di questo, da quello,avrà valore di pronome personale. Esempio: Ne parlerò con i miei amici.

Si usa il “né“ con l’accento acuto quando si esprime una negazione.
Esempio: non si può né mangiare, né bere.

6) Il corretto uso di “piuttosto che”

Negli ultimi anni si è diffuso a macchia d’olio l’uso improprio di “piuttosto che” con valore disgiuntivo, ossia in sostituzione di “o”, “oppure”. Ebbene questo intercalare è completamente sbagliato.

“Piuttosto che” si utilizza solo ed esclusivamente  davanti a proposizioni avversative e comparative e significa “anziché”,” invece di”. Quindi si adopererà  questa locuzione per indicare una preferenza di un dato rispetto ad un altro e mai con il valore di scelta tra varie possibilità.

Uso corretto: Preferisco usare il motorino piuttosto che la macchina.


7) D’accordo o daccordo

L’unica versione esatta è “d’accordo”,con l’apostrofo.  Questo perché la locuzione sarebbe “da accordo”, ma  a causa di un’elisione ( caduta della vocale finale di una parola non accentata che si trova prima di una parola che inizia per vocale), abbiamo questo risultato.

 

8) D eufonica: e o ed?

La “d” viene definita eufonica per indicare l’uso teso a creare un bel suono, evitando la sequenza di due vocali consecutive (iato). Quindi sarà eufonica la D  delle forme ed (per e) e ad ( per a).

La “d “verrà aggiunta solo se le parole che seguono comincino con la stessa vocale

Esempio: vado ad Amalfi questa estate; Ed ecco.

Non va usata l’eufonia in questi casi: Ed anche.

 

9)  Da o Dà: quando si utilizzano?

Nella lingua italiana troveremo “dà”con accento quando intendiamo voce del verbo dare:

Es: Luca mi dà cio che voglio.

Quando ci imbattiamo in “da” senza accento, parliamo di una preposizione semplice:

Es: Sono appena tornato da Parigi.

 

Concludiamo il nostro viaggio negli errori e strafalcioni più diffusi nella lingua italiano con un caso particolare che si trascina anche nel parlato.

 

10) Gli/Le: la giusta concordanza di genere.

Sembra banale ma spesso si commette l’errore di confondere i due pronomi personali complemento: gli/ le ( a lui; a lei).Senza ulteriori indugi: Gli si usa solo al maschile e le solo al femminile:

Es: Gli ho scritto (maschile); Le ho parlato (femminile).