Da cosa deriva il modo di dire: “Fare la cresta”? La nota espressione idiomatica ha radici nel passato

 

Di Valerio Chiusano

Nella vita di ogni giovane figlio arriva il momento in cui, per venire incontro ai numerosi impegni di un padre o una madre, si venga “caldamente esortati“a recarsi al supermercato a fare la spesa. Spesso accade che avanzino degli spiccioli dal conto finale che, leggenda narra, mai siano tornati nelle tasche dei genitori, che sovente avranno esclamato o pensato: “Ecco, si è fatto la cresta sulla spesa”!

Da “farsi l’agresto” a  ”farsi la cresta”?

Bisogna fare una piccola digressione e tornare indietro nel tempo per scoprire come la locuzione “farsi la cresta” sia arrivata fino ai giorni nostri.

Durante il medioevo si era soliti usare come condimento in cucina l’agresto, ovvero un succo di uva acerba raccolta durante il mese di luglio. L’uva raccolta veniva  pestata in piccoli tini per ricavarne il succo, successivamente il mosto ottenuto, era lasciato a fermentare al sole per qualche giorno o fatto bollire. Il risultato era uno sciroppo che, in seguito, veniva aromatizzato con dragoncello, aglio, cipolla e miele e, infine, conservato in  botti per l’invecchiamento. Il risultato finale era un condimento agrodolce simile all’aceto.

Appare superfluo menzionare l’estrema povertà in cui versavano gli agricoltori in epoca medioevale, soggetti ai loro padroni o signori. Quindi, cosa accadeva? Quando i contadini si recavano nelle vigne a raccogliere quest’uva ancora acerba, ne tenevano per sé una parte per uso personale o per rivenderla di nascosto.

Nel corso del tempo, attraverso fenomeni linguistici,  l’espressione idiomatica “ farsi l’agresto” è diventata “farsi la cresta”.