venerdì, Giugno 21, 2024
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Sfida climatica globale a Dubai: la Cop28 tra ambizione e compromessi!

A Dubai si è svolta la 28esima edizione della Conferenza delle Parti (Cop28), un evento che ha attirato l’attenzione di tutto il mondo su un argomento di estrema urgenza: la difficoltà nel rinunciare alle energie fossili. Questo summit globale sul cambiamento climatico ha visto la partecipazione di un numero record di oltre 70.000 persone ed è avvenuto in un momento in cui le sfide climatiche sono sempre più crescenti, con ondate di calore e siccità senza precedenti.

La Cop28, che ha riunito 197 stati e l’Unione europea, firmatari della Convenzione dell’Onu sui cambiamenti climatici, aveva l’obiettivo di fare il punto della situazione rispetto all’ambizioso traguardo di limitare l’aumento della temperatura globale a meno di 2 gradi Celsius, come stabilito nell’accordo di Parigi del 2015. Tuttavia, per raggiungere questo obiettivo, è necessario ridurre le emissioni di gas serra del 43% entro il 2030 rispetto ai livelli del 2019. Purtroppo, le attuali proiezioni indicano un percorso preoccupante, con un aumento previsto della temperatura globale compreso tra 2,5 e 2,9 gradi entro la fine di questo secolo.

Nonostante le previsioni allarmanti, la richiesta di Unione europea, Stati Uniti e altri paesi di un accordo vincolante per l’eliminazione graduale del ricorso ai combustibili fossili, principali responsabili delle elevate emissioni di anidride carbonica, sta incontrando forti resistenze. Molti paesi con economie dipendenti dalle fonti fossili, tra cui gli Emirati Arabi Uniti, che hanno ospitato il summit, propongono soluzioni alternative come la cattura e lo stoccaggio delle emissioni di anidride carbonica nel sottosuolo. Tuttavia, alcune cancellerie vedono questa soluzione con scetticismo, temendo che possa essere utilizzata come pretesto per procrastinare i cambiamenti necessari nei modelli di sviluppo.

Nel corso dei dibattiti, grande attenzione è stata rivolta anche al metano, il secondo gas serra più rilevante dopo l’anidride carbonica, ma con un tempo di decomposizione più breve. Ridurre le emissioni di metano potrebbe avere un impatto più rapido nel contrastare il cambiamento climatico, ma ciò richiederebbe un impegno concreto e vincolante che superi le vaghe promesse del passato.

Si prevede che raggiungere un accordo per incrementare significativamente la produzione di energie rinnovabili e il risparmio energetico entro il 2030 sia un obiettivo più realizzabile. Allo stesso tempo, si discute di finanziamenti fino a 300 miliardi di dollari per sostenere le economie più vulnerabili nell’adattarsi ai cambiamenti climatici e affrontare i costi dei disastri ad essi correlati.

Grande attenzione è stata rivolta anche ai grandi emettitori come la Cina, responsabile del 30% delle emissioni globali annue, e gli Stati Uniti, che sembrano opporsi a ulteriori finanziamenti dei fondi Onu per il clima nonostante le loro promozioni della capacità rinnovabile e della mobilità elettrica. Il presidente Biden ha annunciato che non parteciperà personalmente al vertice.

L’Unione europea, con ambizioni più elevate, sta spingendo per triplicare la capacità rinnovabile, eliminare progressivamente i combustibili fossili e superare le centrali a carbone, ma sta anche frenando sull’adozione delle tecnologie per la cattura dei gas serra. Questa posizione viene appoggiata da molti piccoli stati, soprattutto quelli insulari, la cui stessa sopravvivenza è minacciata dal riscaldamento globale e dall’innalzamento del livello del mare.

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