domenica, Giugno 16, 2024
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Nuovo ordine digitale: giovani determinati a proteggere la privacy!

La generazione nata nel 2005 si è affermata come un punto focale nell’evoluzione digitale degli ultimi tempi. Questi giovani, diventati maggiorenni, si trovano ad affrontare le sfide legate alla gestione dei propri dati personali e alla libertà digitale in modo indipendente. Tuttavia, si pongono delle domande: cosa li aspetta e quali sfide dovranno affrontare?

Si tratta di una generazione che è cresciuta senza una guida adeguata, lasciata a esplorare e a imparare da sola la complessa grammatica digitale, spesso crudele e cinica. Gli adulti, incapaci di tenere il passo con il rapido sviluppo tecnologico, hanno perso l’autorità nei confronti dei giovani, creando un vuoto di consapevolezza e responsabilità.

Nel frattempo, mentre la tecnologia avanzava rapidamente, la legislazione è rimasta in gran parte inadeguata. In tutto il mondo, i legislatori sono stati impotenti di fronte al crescente scetticismo delle giovani generazioni verso le figure adulte. Anche in Italia questa situazione è stata evidente, tanto che i giudici hanno dovuto intervenire per ordinare ai genitori di rimuovere le foto dei figli minorenni dai social network. La situazione non andava meglio altrove, come hanno dimostrato le audizioni di Mark Zuckerberg al Congresso americano nel 2018 nel caso Cambridge Analytica. Purtroppo, la tecnologia e la legge parlano lingue diverse, e spesso è la tecnologia a prevalere.

Oggi, tuttavia, c’è un urgente bisogno di proteggere e guidare i giovani attraverso le insidie del web. Ma da dove cominciare? La chiave sta nel comprendere che la privacy è un diritto fondamentale garantito anche a livello costituzionale. Il diritto all’immagine, incluso nella sfera dei diritti inviolabili della persona, è sancito dall’articolo 2 della Costituzione, che garantisce a ciascuno il diritto all’autodeterminazione e alla scelta di rendere o meno accessibile agli altri la propria immagine.

Anche in Italia si sono verificati i primi casi di giovani donne iscritte a OnlyFans, la cui privacy è stata violata quando i loro video sono stati condivisi su altre piattaforme senza consenso, come Telegram. Purtroppo, la maggior parte delle vittime di questi reati sono donne, che spesso devono affrontare serie conseguenze, dalla perdita di reputazione alle offese e alle aggressioni per strada. È importante sottolineare che condividere contenuti su piattaforme come OnlyFans è una scelta personale, mentre rubare e diffondere tali contenuti senza permesso costituisce un grave reato.

La consapevolezza dei potenziali rischi online è fondamentale, così come la conoscenza delle precauzioni necessarie per la gestione dei dati personali. È un appello ai giovani, ma anche un invito agli adulti a riconoscere i propri errori, ad insegnare ai giovani il valore della responsabilità e della privacy digitale. La generazione dei social network ha aperto un nuovo capitolo nella storia digitale, ma la speranza è che possano imparare a tutelare la propria riservatezza e a guidare il futuro digitale con saggezza ed etica.

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