mercoledì, Febbraio 28, 2024
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La dipendenza dal lavoro: un flagello per la salute mentale e fisica!

Un recente studio condotto da un gruppo di ricercatori italiani, guidato dal professor Cristian Balducci dell’Università di Bologna, ha portato alla luce nuove informazioni riguardo al fenomeno del workaholism, un problema sempre più diffuso nella società moderna. Questo stato, caratterizzato da una compulsiva ossessione per il lavoro, ha dimostrato di avere effetti negativi sia sull’umore che sulla salute generale di chi ne soffre.

Il workaholism si manifesta quando gli impegni lavorativi, come scadenze, incontri e progetti, diventano una fissazione, occupando la mente di una persona in ogni momento della giornata. Lo studio condotto da Balducci ha esaminato gli effetti di questa dipendenza sul benessere emotivo, sia sul lavoro che nella vita privata, e ha rilevato un impatto negativo significativo.

L’aspetto più preoccupante del workaholism è che non si limita semplicemente a un eccesso di lavoro; si tratta invece di una dedizione disfunzionale che comporta un lavoro compulsivo ed eccessivo. La ricerca ha identificato due dimensioni principali di questa dipendenza: la compulsione, ossia un impulso incontrollabile ad investire tutte le energie nel lavoro, e l’eccesso di lavoro, che si verifica quando una persona lavora oltre l’orario stabilito, anche a casa e durante le vacanze.

Nel corso dello studio, 139 dipendenti d’ufficio hanno partecipato a test psicologici per valutare la presenza e la gravità della dipendenza dal lavoro. Inoltre, i partecipanti hanno utilizzato un’app per monitorare il loro umore durante la giornata lavorativa, attraverso brevi questionari. I risultati hanno confermato che le persone affette da workaholism riportano stati d’animo significativamente più negativi rispetto agli altri.

In modo sorprendente, il workaholism ha dimostrato di influenzare negativamente l’umore non solo al di fuori del contesto lavorativo, ma anche durante l’attività lavorativa stessa. Ciò contrasta con l’ipotesi che dedicarsi ad un’attività desiderata possa alleviare gli stati d’animo negativi. Invece, sembra che il sollievo iniziale lasci presto spazio a uno stato di scoraggiamento.

Balducci ha inoltre esaminato la differenza di genere riguardante le ripercussioni del workaholism, scoprendo che le donne tendono a subire maggiormente gli effetti negativi di questa condizione, sia a livello psicologico che fisiologico. Ciò può essere attribuito ai pregiudizi di genere che spingono le donne a dedicare maggiori energie alla cura della famiglia piuttosto che al proprio lavoro.

Oltre ai problemi emotivi, il workaholism può avere anche un impatto negativo sulla salute fisica, aumentando il rischio di sviluppare disturbi come ansia, depressione e malattie cardiovascolari. In casi estremi, può addirittura portare alla morte a causa del sovraccarico di lavoro.

Questi risultati sottolineano l’importanza di una presa di coscienza da parte delle aziende e dei datori di lavoro, al fine di prevenire e limitare gli effetti del workaholism. È fondamentale creare un ambiente di lavoro che rispetti il diritto di disconnettersi e promuova un equilibrio tra lavoro e vita privata.

Lo studio di Balducci rappresenta un contributo significativo alla comprensione del workaholism e dei suoi effetti. Sottolinea la necessità di ulteriori ricerche per sviluppare strategie efficaci per affrontare questa problematica, con l’obiettivo di migliorare il benessere dei lavoratori.

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