domenica, Giugno 16, 2024
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Ecco come l’Arabia Saudita sta rompendo i suoi più rigidi tabù – un negozio di alcolici apre le sue porte

In un movimento che segna un evidente distacco dalle rigide norme conservatrici del passato, il regime saudita guidato dal principe ereditario Mohammed bin Salman ha aperto il primo negozio di alcolici a Riyad, la capitale dell’Arabia Saudita, dopo oltre 70 anni di proibizione. Questo storico cambiamento, tuttavia, è limitato al personale diplomatico straniero, soprattutto proveniente da paesi non islamici. L’inaugurazione ha avuto luogo nel contesto di una serie di riforme volte a trasformare il paese in una destinazione più accogliente per turisti e investitori internazionali, nonostante il regime mantenga ancora un controllo rigoroso sui propri cittadini.

La notizia, inizialmente diffusa in modo anonimo da un diplomatico straniero ad Associated Press per motivi di sicurezza, è stata successivamente confermata dal governo saudita. Il negozio si trova vicino a un supermercato nel quartiere diplomatico di Riyad ed è stato descritto come un lussuoso duty-free simile a quelli presenti negli aeroporti internazionali, offrendo una varietà di liquori, vini e una selezione limitata di birre. L’accesso è strettamente regolamentato: è richiesto un documento d’identità per dimostrare l’appartenenza al corpo diplomatico straniero.

Il funzionamento del negozio è ancora oggetto di speculazioni, ma secondo Reuters, che ha avuto accesso a documenti governativi sauditi, i clienti dovranno registrarsi tramite un’app mobile e ricevere un codice di autorizzazione dal ministero degli Esteri. Inoltre, sembra che verrà imposto un limite mensile agli acquisti, gestito tramite un sistema di punti basato sulla quantità e sul tipo di alcolici acquistati.

Questo cambiamento rappresenta un’eccezione notevole in un paese in cui il consumo di alcol è considerato haram, o vietato, secondo i dettami islamici. La proibizione dell’alcol in Arabia Saudita risale al 1952, un anno dopo l’omicidio di un diplomatico britannico ad opera di un principe saudita in stato di ebbrezza. Nel corso dei decenni, il regime ha introdotto ulteriori restrizioni severe, come il divieto di guida per le donne, in linea con l’interpretazione wahhabita dell’Islam sunnita.

Le recenti riforme, tra cui la revoca del divieto di guida per le donne e l’apertura dei cinema, fanno parte del piano Vision 2030, che mira a diversificare l’economia saudita e a ridurne la dipendenza dal settore petrolifero. Sebbene queste misure abbiano migliorato l’immagine internazionale del paese, il regime rimane uno dei più conservatori al mondo, con una storia di repressione nei confronti dei dissidenti, come nel caso del giornalista Jamal Khashoggi.

Nonostante la sua natura limitata e circoscritta, l’apertura del primo negozio di alcolici a Riyad rappresenta comunque un passo significativo verso una maggiore apertura e tolleranza nella società saudita. Segna un chiaro tentativo da parte del governo di attrarre investimenti stranieri e promuovere il turismo, al fine di diversificare l’economia e ridurne la dipendenza dal petrolio.

Le riforme in corso stanno lentamente modificando il volto dell’Arabia Saudita, anche se rimangono in contrasto con molte delle norme religiose e culturali tradizionali del paese. È interessante notare come il governo saudita stia cercando di bilanciare il desiderio di modernizzazione con la necessità di preservare la propria identità e i valori tradizionali.

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