domenica, Giugno 16, 2024
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Spirale di violenza: raid aerei USA in Iraq scatenano il caos!

In un contesto di crescente tensione in Medio Oriente, si è verificata di recente una serie di attacchi missilistici da parte di milizie sciite in Iraq contro le basi militari statunitensi. Una risposta immediata e decisa da parte degli Stati Uniti ha innescato un’escalation del conflitto che si inserisce in un quadro più ampio di instabilità regionale, caratterizzato da una crisi in corso nel Mar Rosso e da un aumento dei raid condotti dagli Stati Uniti e dal Regno Unito in Yemen contro le postazioni degli Houthi.

La situazione è diventata particolarmente tesa quando il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) ha confermato che il complesso militare di al-Assad, nella provincia irachena occidentale di Anbar, è stato colpito da diversi missili balistici e razzi lanciati dalle milizie. Nonostante la maggior parte di questi ordigni sia stata intercettata dai sistemi di difesa aerea della base, alcuni hanno raggiunto l’obiettivo, causando lesioni cerebrali traumatiche a diversi membri del personale statunitense.

La risposta militare degli Stati Uniti è stata rapida e incisiva. L’aviazione statunitense ha condotto una serie di attacchi mirati contro le milizie sciite sostenute dall’Iran in Iraq, concentrandosi in particolare sul gruppo Kataib Hezbollah, che fa parte dell’alleanza Hashd al-Shaabi. L’obiettivo di questi attacchi era limitare la capacità del gruppo di utilizzare razzi, missili e droni contro le basi americane. Secondo fonti irachene, questi raid hanno causato la morte di almeno due persone.

Il gruppo Kataib Hezbollah ha risposto prontamente. Il suo segretario generale, Abu Ala al-Wala, avrebbe esortato la Resistenza Islamica a lanciare una seconda ondata di attacchi in risposta alle azioni militari statunitensi. In particolare, si sarebbe chiesto alle forze alleate dell’Iran di partecipare a un’operazione volta a bloccare il traffico marittimo nel Mediterraneo come mezzo per colpire Israele.

Fin dall’inizio della guerra a Gaza, la frequenza e l’intensità degli attacchi alle forze statunitensi in Siria e in Iraq sono notevolmente aumentate, con almeno 140 episodi stimati. La maggior parte di questi attacchi è stata rivendicata dalla Resistenza Islamica in Iraq, che si oppone al sostegno fornito dagli Stati Uniti a Israele nel conflitto di Gaza.

L’attacco del 20 gennaio è stato definito “estremamente grave” dal vice Consigliere per la Sicurezza Nazionale della Casa Bianca, Jon Finer. Ha sottolineato che l’uso di missili balistici da parte delle milizie costituisce una minaccia reale e significativa. Attualmente, la presenza militare statunitense nella regione è considerevole, con oltre 3000 soldati dispiegati, di cui 2500 in Iraq e circa 900 in Siria, a testimonianza dell’importanza strategica e della delicatezza della situazione attuale. Questo richiede un coordinamento efficace con gli alleati regionali per affrontare le sfide emergenti e garantire la stabilità a lungo termine.

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