giovedì, Maggio 30, 2024
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Australia vs Cina: duello per le perle del Pacifico!

Nel Pacifico Meridionale sta prendendo forma una dinamica di rivalità sempre più intensa tra due delle maggiori potenze mondiali: l’Australia e la Cina. Questa competizione, che ricorda le tensioni della Guerra Fredda, si concentra principalmente sull’influenza politica ed economica esercitata su diverse isole strategiche dell’Oceano Pacifico. E in questo contesto che l’Australia ha compiuto di recente un passo significativo per consolidare la sua presenza nella regione, stringendo un accordo bilaterale con le Isole Tuvalu, un piccolo arcipelago indipendente.

Questo accordo prevede che l’Australia accolga annualmente alcuni cittadini di Tuvalu, i quali stanno affrontando minacce dovute all’innalzamento del livello del mare. In cambio, Canberra si è assicurata la protezione delle isole e ha acquisito anche un diritto di veto su possibili accordi futuri che Tuvalu potrebbe stipulare con altre nazioni, in particolare con la Cina.

Questa mossa rappresenta l’ultima di una serie di strategie adottate da Australia e Cina, che si sfidano a colpi di investimenti e accordi diplomatici. L’Australia, desiderosa di espandere la sua influenza nella regione, ha promesso ben 20 milioni di dollari per l’ampliamento e il miglioramento delle infrastrutture portuali delle Isole Tonga, un altro punto nevralgico in questa competizione con Pechino. Questo investimento riveste una grandissima importanza per un paese che dipende in maniera considerevole dalle importazioni marittime dei suoi beni. Inoltre, le recenti elezioni nelle Isole Tonga hanno portato a un cambiamento di governo, con il nuovo primo ministro Sitiveni Rabuka che ha manifestato una certa resistenza nell’intensificare ulteriormente i rapporti con la Cina.

Un rapporto pubblicato dal Lowy Institute ha messo in luce un calo dell’influenza economica della Cina nelle 14 nazioni indipendenti del Pacifico Meridionale. Nel corso del 2021, la Cina ha erogato aiuti per un totale di 241 milioni di dollari, una cifra inferiore rispetto ai 384 milioni di dollari del 2016. Questa diminuzione è dovuta in parte alla crescente diffidenza delle nazioni del Pacifico verso gli aiuti cinesi, spesso accompagnati da tassi di interesse elevati, e alla loro preferenza per gli investimenti occidentali, in particolare quelli australiani, che offrono condizioni economiche più favorevoli.

Nonostante questo apparente passo indietro, la Cina ha comunque raggiunto alcuni traguardi importanti, come dimostrato dagli accordi di sicurezza firmati con le Isole Salomone nel 2022 e nel 2023. Questi accordi prevedono una maggiore cooperazione nel campo della sicurezza e dell’ordine pubblico. La Cina ha inoltre fornito formazione alle forze di polizia locali e ha contribuito alla costruzione di infrastrutture fondamentali.

Gli Stati Uniti non sono rimasti a guardare di fronte a questa situazione. L’amministrazione Biden ha recentemente organizzato un vertice con i leader del Pacifico, impegnandosi a erogare 810 milioni di dollari in aiuti nel corso del prossimo decennio. Questo impegno rientra in una strategia di cooperazione rafforzata, finalizzata a combattere il cambiamento climatico e migliorare la sicurezza marittima nella regione.

In questo contesto, l’Australia si presenta come un attore chiave, non solo per la sua posizione geografica ma anche per il suo ruolo di mediatore tra le aspirazioni occidentali e le realtà del Pacifico Meridionale.

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