martedì, Maggio 28, 2024
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Rinviato il processo contro la Juve

La procura di Torino ha rinviato al 10 maggio l’udienza preliminare dell’Indagine Prisma, sulle presunte irregolarità finanziarie commesse dalla Juventus, dopo che circa 30 piccoli azionisti si sono costituiti contro il club sportivo e la società di consulenza Ernst & Young.

Nella nuova udienza, la difesa chiederà che il caso venga trasferito da Torino a Milano, in quanto ha indicato che in questa città si giudicano i reati finanziari commessi dalle società quotate in borsa, ha spiegato l’avvocato della squadra, Maurizio Bellacosa, in dichiarazioni raccolte lunedì dal quotidiano La Gazzetta dello Sport.

Il processo cerca di stabilire le responsabilità in un caso che ha scosso il calcio europeo, dopo che un’indagine sembrerebbe accusare il club italiano su presunte plusvalenze fittizie e su manovre salariali irregolari con alcuni dei suoi giocatori per bilanciare il conto economico durante la pandemia, nel 2020.

In campo sportivo, il caso ha già avuto le sue conseguenze, poiché la Juventus è stata sanzionata con una penalizzazione di 15 punti nella classifica della Serie A, che li ha allontanati dalle prime posizioni della lega italiana.

I dirigenti Juventini dell'inchiesta Prisma
I dirigenti Juventini dell’inchiesta Prisma

La prima udienza del processo è iniziata all’alba di lunedì senza la presenza di nessuno dei 12 imputati, ma è stata sospesa pochi minuti dopo che un gruppo di piccoli azionisti ha chiesto di citare la Juventus come responsabile civile in un’altra accusa parallela.

Gli avvocati della Juventus hanno chiesto di aggiungere alla causa l’auditor Ernest & Young, che all’epoca assisteva i direttori e i manager, a cui il giudice ha acconsentito prima di rinviare il caso.

“Siamo in piena regolarità processuale. Alcune parti civili hanno richiesto la citazione di due aziende, Juventus ed Ernst & Young, come responsabili civili per il risarcimento dei danni subiti a causa dei fatti commessi dai loro direttori e manager”, ha ammesso Bellacosa.

La settimana scorsa, uno dei tre pubblici ministeri: Ciro Santoriello che facevano parte dell’inchiesta ha abbandonato il caso dopo aver dichiarato di essere , una dichiarazione che ha suscitato molte polemiche sui social network in questi giorni.

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